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Mostra Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos al Palazzo delle Esposizioni di Roma

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos: le opere e le informazioni, il periodo e gli orari d'apertura, i contatti e il costo dei biglietti.

Mostre a Roma per settore artistico: Pittura, Scultura, Arte Moderna, Arte Contemporanea, Fotografia, Archeologia.

Mostra Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos Roma
Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos - Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale, 194 - Roma

Mostra in corso dal 9 aprile al 30 giugno 2019

Al Palazzo delle Esposizioni una mostra dedicata alla voce intesa come pura potenzialità sonora. Il progetto espositivo ripercorre quegli avvenimenti che, sulla scia delle avanguardie artistiche del Novecento, hanno infranto il legame indissolubile tra il significato della parola e la sua dimensione sonora.

Comunicato Stampa

Al via dal 9 aprile a Palazzo delle Esposizioni la mostra Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos, promossa da Roma Capitale - Assessorato alla crescita Culturale e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo.

L’esposizione sarà dedicata alla voce intesa come pura potenzialità sonora. Il progetto espositivo intende ripercorrere quegli avvenimenti che, sulla scia delle avanguardie artistiche del Novecento, hanno infranto il legame indissolubile tra il significato della parola e la sua dimensione sonora, attraverso la scelta di alcune opere di tre straordinari protagonisti: la cantante mezzosoprano americana di origine armena Cathy Berberian (1925-1983), l’attore e regista Carmelo Bene (1937–2002) e il musicista cantante di origini greche Demetrio Stratos (1945-1979). L’innovativo lavoro di ricerca e sperimentazione intrapreso dai tre grandi artisti accompagnerà i visitatori in un viaggio originale e del tutto inedito alla scoperta di questa fondamentale potenzialità umana.

In mostra più di 120 opere tra foto, video, materiali di repertorio, partiture originali, corrispondenze, documenti esposti per la prima volta al pubblico oltre a exhibit interattivi, aree di ascolto e apparecchiature elettroniche utilizzate dagli artisti al fine di esplorare i limiti delle proprie possibilità vocali. La raccolta della corposa documentazione è stata possibile grazie alla consultazione di diversi archivi e all’accurato lavoro di ricerca di Anna Cestelli Guidi e Francesca Rachele Oppedisano, curatrici della mostra, che hanno reperito materiale sorprendente e mai divulgato prima. La mostra è arricchita da due sezioni scientifiche: la prima, introduttiva, curata da Franco Fussi, medico-chirurgo, specialista in Foniatria e Otorinolaringoiatria, offrirà ai visitatori un’accurata analisi dell’interno della cavità di risonanza dove si configura la voce nella sua carnalità. La seconda, curata da Graziano Tisato, ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) – CNR di Padova, si trova all’interno della sezione Stratos e consta di tre postazioni interattive realizzate ad hoc per la mostra, attraverso le quali sarà possibile approfondire la comprensione degli effetti vocali prodotti dall’artista.

Il percorso espositivo

Protagonista del monologo di Samuel Beckett Not I, la bocca è il grado zero da cui muoviamo e il momento di raccordo del percorso espositivo. Soglia fisica al limite del corpo, in lotta con la pulsione a voler significare, la bocca prelude alla discesa nel corpo proprio della voce. Franco Fussi, medico-chirurgo, specialista in Foniatria e Otorinolaringoiatria, ci guida all’interno della cavità di risonanza dove essa si configura nella sua carnalità, rendendo manifesto il paradosso intrinseco alla sua duplice natura, tra l’etereo e il muscolare, tra il materico e l’impalpabile. Paradosso che trova nell’opera video di Anna Maria Hefele una esemplare sintesi visiva.

La voce di Antonin Artaud (1896-1948) nel poema radiofonico Pour en finir avec le jugement de Dieu (1947) ci introduce alla ricerca vocale di Demetrio Stratos. Negli anni Settanta, il mitico frontman del gruppo progressive rock Area intraprende una ricerca sulle proprie capacità vocali che lo porterà all’incontro con il lavoro di John Cage (1912-1992), il compositore statunitense che aveva messo in discussione il concetto di musica oltre i limiti della tradizione. Muovendosi con naturalezza fra i vari ambiti della performance, poesia, musica e teatro, Stratos avvia una rigorosa indagine scientifica volta a sondare le proprie potenzialità, nel 1976 collabora con il Centro di Studio per le ricerche di fonetica del CNR di Padova, e rivolge la sua attenzione allo studio del pensiero psicoanalitico freudiano e alla pratica di tecniche vocali extraeuropee.

In mostra si evidenziano la partitura performativa dei Mesostics di John Cage (con le annotazioni di Stratos), una sua lettera dattiloscritta, emblematica della riflessione sulla voce, una serie di foto di Lelli e Masotti sui progetti Mesostics, Metrodora e sulla performance tenuta a Bologna nel 1978 che ci restituiscono il clima in cui prendeva forma la complessità della ricerca vocale con immagini di grande suggestione.

In rassegna, inoltre, le foto di Silvia Lelli sulle bocche di Stratos, esemplificazione visiva dei temi in mostra.
In virtù delle tre installazioni interattive realizzate per la mostra da Graziano Tisato, ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) – CNR di Padova, sarà possibile approfondire la comprensione degli effetti vocali prodotti da Stratos.

Negli anni Cinquanta la ricerca di una nuova vocalità è perseguita anche da Cathy Berberian nell’ambito delle sperimentazioni elettroniche ma non solo. Grazie alla sua capacità di esercitare stili di canto diversi e di mettere in atto una vocalità carica di espressività, l’artista diventa stimolo creativo per molti, da John Cage a Luciano Berio che compongono per lei rispettivamente Aria, collage di stili e interpretazioni diverse, e Thema (Omaggio a Joyce), ad altri compositori che scriveranno appositamente per la sua voce, come Bruno Maderna, Henri Pousseur e Sylvano Bussotti.

Lo spirito anticonvenzionale e la capacità di Berberian di elaborare alcuni aspetti della popular culture sono alla base di un “brillantissimo saggio sull’onomatopea vocale” ispirato ai comic strips che Berberian compone nel 1966, Stripsody, nato dalla collaborazione con Umberto Eco e il pittore Eugenio Carmi in cui emerge l’interesse per l’onomatopea che caratterizza la ricerca, da parte dell’artista, di una nuova vocalità nei sodalizi con Berio e Cage. In mostra verrà pertanto presentato il materiale mai pubblicato proveniente dalla Paul Sacher Stiftung di Basilea: documenti inediti tra cui un corpus di foto e lettere, varie partiture performative della cantante Thema e Stripsody.

Un simile interesse per la voce spinge Carmelo Bene, fin dagli anni Sessanta, a indagare le possibilità espressive dei mezzi di campionatura, amplificazione e restituzione del suono, articolati con maggior rigore a cominciare dagli spettacoli concerto che, sul principio degli anni Ottanta, sanciscono il legame profondo di Bene con la musica. Manfred, poema drammatico di G.G. Byron musicato da R. Schumann, lo spettacoloconcerto Majakóvskij e l’Adelchi di Alessandro Manzoni sono alcuni dei grandi avvenimenti scenici in cui Bene sperimenta la potenza della strumentazione elettronica amplificata, tanto più efficace quando trasposta negli spazi chiusi dei teatri classici così trasformati in enormi cavità orali. Sono questi gli anni in cui la voce prende sempre più corpo, in cui Bene si consacra macchina attoriale, a favore di una graduale scarnificazione della scena, concentrando la sua indagine filosofica, poetica e teatrale nelle possibilità della parola di smarcarsi dal senso, e della voce di farsi puro ascolto. Anni testimoniati anche dai Laboratori della Biennale Teatro di Venezia che Bene diresse a porte chiuse dal 1988 al 1990, lontano “dagli altari della drammaturgia”: in mostra verrà proiettato per la prima volta un filmato del Laboratorio che vide protagonisti musicisti jazz di altissimo livello, come il percussionista olandese Han Bennink e la cantante francese Anne-Laure Poulain. Inoltre, copioni e manoscritti inediti, documenti in cui è possibile individuare le fonti, musicali, teoriche, filosofiche, da cui Bene traeva ispirazione.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo con testi di Guido Barbieri, Adriana Cavarero, Anna Cestelli Guidi, Angela Ida De Benedictis e Nicola Scaldaferri, Franco Fussi, Luca Nobile, Francesca Rachele Oppedisano, Gianni Emilio Simonetti, Graziano G. Tisato.

Alla mostra saranno inoltre dedicati una articolata serie di eventi speciali, rassegne cinematografiche, laboratori, giornate per famiglie e bambini sul tema della voce.

Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00. Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30. Chiuso il lunedì. L'ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura.
Biglietti: intero € 10; ridotto € 8.
Informazioni: +39.06.39967500 (dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00. Sabato dalle 9.00 alle 14.00).
Sito web: Palazzo delle Esposizioni

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