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Foro di Augusto a Roma

Le informazioni storiche e architettoniche e le foto del Foro di Augusto a Roma.
Foro di Augusto Roma Foro di Augusto - Via dei Fori Imperiali - Roma

Il Foro di Augusto si trova lungo via dei Fori Imperiali e confina ai suoi lati con i Mercati Traianei, il Foro di Nerva e il Foro di Cesare al di là di via dei Fori Imperiali.

Il complesso ricalca il progetto del Foro di Cesare ma in dimensioni maggiori (118x125 m); anche il tempio di Marte Ultore s'ispira a quello di Venere del Foro di Cesare. Del tempio restano oggi solo 3 colonne in piedi con relativo capitello e trabeazione superiore superstite.

L'area è stata oggetto di investigazione archeologica ripetutamente nell'Ottocento; le ultime indagini sono state fatte tra il 2004 e il 2006 quando è stata scoperta una porzione del pavimento davanti al basamento su cui poggiava il tempio di Marte Ultore. Questa piazza pavimentata raggiungeva il Foro di Cesare lungo la direttrice che oggi si trova sotto le rovine del quartiere Alessandrino e sotto via dei Fori Imperiali.

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Storia

Il Foro fu fatto costruire da Ottaviano per commemorare la battaglia di Filippi del 42 a.C. in cui lo stesso Ottaviano, insieme a Marco Antonio, aveva vendicato la morte di Cesare sconfiggendo in battaglia gli eserciti di Bruto e Cassio in Grecia. In seguito alla sconfitta anche di Marco Antonio ad Azio (31 a.C.) e l'assunzione completa del potere politico e legislativo (27 a.C.) a Roma Ottaviano Augusto mantenne la promessa fatta dopo Filippi di erigere un tempio a Marte Ultore (Marte vendicatore, da ultor che significa vendicare).

Svetonio riporta che Augusto comprò i terreni ai privati senza attuare espropriazioni (Svetonio, Augustus, 56) e vi fece erigere il Foro delimitandolo verso la Suburra con un alto muro dalla linea torta. Tale mura, visibile ancora oggi, serviva per proteggere il Foro di Augusto dagli innumerevoli incendi che si sviluppavano nel quartiere popolare della Suburra.
L'inaugurazione avvenne nel 2 a.C.

Il Tempio di Marte Ultore
Ma il Foro non aveva solo funzioni celebrative della grandezza di Augusto e commemorative della battaglia di Filippi; la macchina legislativa dell'Impero Romano si stava infatti ingrandendo a causa del numero dei processi e delle cause intentate che crescevano parallelamente alla grandezza dell'Impero e allo sviluppo edilizio della città di Roma.
Secondo Svetonio (Augustus, 29.) i precedenti Foro Romano e il Foro di Cesare non erano più sufficienti a gestire la giustizia a Roma e il nuovo foro conobbe quindi da subito una notevole attività legislativa.

Si svolgevano qui le attività giudiziarie dei pretori urbani, mentre nel tempio si tenevano le riunioni del Senato per deliberare su guerre e trionfi. Per espresso volere di Augusto poi il luogo doveva dar conto di tutti gli eventi militari importanti di Roma; si custodivano infatti qui le insegne delle legioni perdute in guerra e in seguito recuperate, come quelle perse da Crasso contro i Parti nella battaglia di Carre (53 a.C.), o quelle perse da Publio Quintilio Varo contro i Germani nella battaglia della foresta di Teutoburgo (9 d. C.).

Con la caduta di Roma il Foro perse le sue funzioni e già al tempo del Regno Ostrogoto di Teodorico (493-526) il Foro di Augusto fu saccheggiato, il tempio e i portici furono demoliti per recuperare marmi e materiale da costruzione. Restarono in piedi solo 3 colonne del tempio, quelle visibili ancora oggigiorno.

Nel secolo IX sul Foro fu costruita la Chiesa di San Basilio, oratorio di un convento di monaci basiliani. Mentre a partire dal XIII secolo nel complesso s'instaurarono i cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, poi detti di Rodi e quindi di Malta.

Nel Cinquecento fu rinvenuta nel Foro la monumentale Fontana del Marforio, che fu così chiamata a seguito del suo rinvenimento nel "Foro di Marte" (Mars Forum). Oggi questa statua si trova all'interno dei Musei Capitolini nei cortili di Palazzo Novo.

Nel 1566 l'area fu donata da Papa Pio Y (1566-1572) a un gruppo di monache domenicane e vi fu costruito un nuovo monastero e una nuova chiesa dedicata alla Vergine Annunziata che ingobò la precedente costruzione medievale. Inoltre, per opera del Cardinale Michele Bonelli, si provvide a bonificare la zona dei Fori Imperiali, ormai paludosa, con un interro e la costruzione di un intero quartiere popolare detto "l'Alessandrino" (per la nascita del cardinale in provincia di Alessandria). Tale quartiere caratterizzò la vita dell'area fino al 1924 quando ne fu decisa la demolizione. Le fondamenta delle case si possono notare proprio davanti al Foro di Augusto intuendo che la costruzione dell'Alessandrino obliterò totalmente la pavimentazione del Foro.

Nel XIX secolo, il rinnovato interesse per l'archeologia e la nostalgica rievocazione di un passato glorioso che diede vita al periodo Neoclassico, stimolarono le prime indagini archeologiche anche nel Foro di Augusto. Nel 1825 Francesco Saponieri scavò sotto l'Arco dei Pantani e nel 1838 fu demolito il campanile che era ancora presente sopra le 3 colonne superstiti del tempio.
Ancora Saponieri, insieme all'architetto Joseph Toussaint Uchard, eseguirono altri scavi nel 1840 e Louis Noguet pubblicò le prime ricostruzioni del complesso tra il 1863 e il 1871.

Dal 1924 il Convento e la Chiesa della Santissima Annunziata furono demoliti e furono iniziati gli scavi, diretti da Corrado Ricci, con l'obiettivo di riportare alla luce la struttura del Foro di Augusto. Anche il quartiere popolare noto come l'Alesssandrino, fu raso al suolo in epoca fascista che volle la risistemazione della zona dei Fori Imperiali con l'apertura della grande via tra Piazza Venezia e il Colosseo.

Con gli scavi tra il 1927 e il 1931 furono restaurati i resti della pavimentazione rimanete del Foro, il muro di fondo confinante con la Suburra e le rimanenti 3 colonne del tempio.
Tutti i resti delle decorazioni statuarie, frontonali e porticali sono oggi esposte all'interno del Museo dei Fori Imperiali che si trova nei Mercati Traianei.

Nel 1998 e fino al 2000 altri scavi hanno messo in luce le fondazioni di un muro semicircolare che serviva per una seconda coppia di esedre che si aprivano dietro ai portici laterali. Queste furono eliminate già dopo la morte di Cesare per la costruzione del Foro di Nerva e del Foro di Traiano. Gli ultimi scavi sono databili al 2006 e 2007.

Struttura architettonica

Ricostruzione del Foro di Augusto
Il Foro di Augusto presentava una pianta rettangolare (70 x 50 m) circondata sui lati nord e sud da portici colonnati ma che con l'aggiunta di due grandi esedre ai lati. Al centro della piazza si ergeva una statua raffigurante Augusto sulla quadriga trionfale. I portici erano sopraelevati di tre gradini rispetto alla piazza e avevano colonne corinzie in marmo giallo antico proveniente dalla Numidia, l'attuale Algeria del Nord, con capitelli corinzi in marmo lunense, sormontato da un fregio-architrave in blocchi separati. Di fronte alle colonne dei basamenti sostenevano statue lungo tutto il lato lungo dei portici.
Le pareti di fondo dei due portici, ornate da semicolonne in marmo giallo antico, alloggiavano statue raffiguranti personaggi influenti dell'Età Repubblicana con le insegne dei trionfi da loro ottenuti. La pavimentazione era geometrica con grandi quadrati bicromi posti su sfondo di marmo grigio.
Al di sopra dei portici si sviluppava un altro livello o attico con statue cariatidi, sul modello dell'Eretteo di Atene, che si alternavano a scudi recanti al centro teste di Giove Ammone e con incorniciature variamente decorate.

Pavimentazione dei portici
Alla fine dei portici, a fianco del tempio, si aprivano due grandi esedre che ospitavano sulla sinistra del tempio la statua di Enea, mentre sulla destra quella di Romolo. Il capostipite della gens Iulia e il fondatore di Roma quindi.
La statua di Enea rappresentava l'eroe che esce da Troia fumante con il padre Anchise sulle spalle e il figlio che tiene la sua mano e portando in salvo i Penati, spiriti protettori della casa; rappresentazione che divenne subito classica in statuaria. Ai lati di Enea, lungo la parete dell'esedra trovavano posto statue raffiguranti i membri della gens Iulia e i re d'Albalonga.

Nell'altra esedra trovava spazio la statua di Romolo trionfante con le spolia opima (massimo riconoscimento per un comandante che consiste nel sottrarre e portare in trionfo le armi e armatura del comandante rivale ucciso in battaglia in duello diretto.) sottratte al re Acrone dei Ceninensi; nel 752 a.C. Romolo nell'esedra era poi attorniato da statue di summi viri, personaggi che hanno fatto grande Roma nella storia.
Le esedre con le semicolonne superstiti
Entrambe le esedre erano decorate in parete da due ordini di semicolonne - in marmo cipollino quelle inferiori e in marmo giallo antico quelle superiori - divise da un fregio-architrave e avevano pavimentazione con lastre marmoree rettangolari alternate in giallo antico e africano.

Alla fine del portico settentrionale, quello ospitante la statua di Enea in esedra, si trovava l'Aula del Colosso; era una sala separata preceduta da due colonne in marmo giallo antico con pareti a un ordine di lesene in marmo pavonazzetto o frigio; tra le lesene la sala ospitava dipinti del celebre pittore Apelle raffiguranti Alessandro Magno con i Dioscuri e la Vittoria e Alessandro sul carro trionfale. La statua acrolita (che ha solo le parti alte in marmo) raffigurava il Genio, il nume tutelare di Augusto.

L'entrata alla sala del Genio presso la scalinata
dopo l'Arco di Druso Minore
Ai lati del tempio si aprivano due archi - aggiunti da Tiberio, successore di Augusto, nel 19 d.C. - uno settentrionale dedicato a Druso minore e Germanico, il primo era figlio di Tiberio mentre il secondo era nipote di Augusto. Da qui si passava poi verso la Suburra attraverso delle scalinate e delle aperture nel Muro torto dietro il Foro.

Il Tempio dedicato a Marte Ultore aveva pianta rettangolare (40 x 30 m) e poggiava su un podio alto 3,50 m raggiungibile attraverso una scalinata di 17 gradini con al centro un altare. Presentava otto colonne corinzie in facciata ed altrettante sui lati realizzate in marmo di Luni così come le pareti della cella la quale presentava all'interno 7 colonne corinzie poste lunghe i lati a cui corrispondevano sulla parete altrettante lesene.

Alla fine della cella, alla quale si accedeva tramite un grande portale bronzeo, c'era un'abside di fronte alla quale campeggiavano le statue di Marte Ultore e di Venere, progenitrice della gens Iulia.

I pavimenti dei portici meridionali e la scalinata
dopo l'Arco di Germanico
La decorazione frontonale del Tempio di Marte Ultore si conosce attraverso la Ara Pietatis Augustae, monumento simile all'Ara Pacis - votato dal Senato per suggerimento di Tiberio nel 22 d. C. per la salute di Livia (che si era ammalata) e consacrato da Claudio nel 43 d. C. - di cui non si conosce l'ubicazione esatta nella Roma di I secolo d.C. Ma l'Ara è nota attraverso le monete e si sa che presentava statue raffiguranti la personificazione del Palatino semisdraiato, Romolo augure seduto che contemplava il volo degli uccelli, Venere con Eros, Marte con la lancia (al centro), la dea Fortuna, la dea Roma e la personificazione del fiume Tevere.

Come arrivare

- in metro: la fermata più vicina è Colosseo (linea B), di fronte al Colosseo e all'Arco di Costantino.
- in autobus: linee n° 60, 75, 84, 85, 87, 117, 175, 186, 271, 571, 810, 850.

Stile: Romano Imperiale con decorazioni e statuaria di epoca augustea.
Edificazione: 2 a.C.
Biglietti: il monumento non è visitabile ma è visibile senza biglietto.

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